Ragazzino accoltellato sul bus, Filt Cgil: «Basta violenza sui bus, la sicurezza non si costruisce attraverso norme repressive e liberticide»

Il sindacato: «Servono leggi che mettano a disposizione risorse adeguate, strumenti di prevenzione efficaci e interventi strutturali senza scivolare verso un modello di controllo meramente punitivo»


Un grave episodio di violenza ha scosso il trasporto pubblico genovese nella giornata di sabato 28 febbraio 2026, quando a bordo di un autobus della linea 7 di AMT Genova sarebbe scoppiata una rissa degenerata nell’accoltellamento di un giovane, ricoverato in prognosi riservata. La dinamica esatta dei fatti è ora al vaglio degli inquirenti, chiamati a ricostruire con precisione che cosa sia accaduto e ad accertare eventuali responsabilità, mentre dal fronte sindacale arriva un nuovo, duro richiamo sul tema della sicurezza a bordo dei mezzi: allarme, solidarietà al ferito e la richiesta di interventi concreti che puntino sulla prevenzione, più che su un impianto esclusivamente repressivo.

A esprimere “sgomento” per quanto avvenuto è la Federazione italiana lavoratori trasporti della Cgil, che rivolge al ragazzo ferito l’augurio di una pronta e completa guarigione e ribadisce come il tema non sia episodico, ma strutturale. Nel messaggio diffuso, la sigla sindacale sottolinea di lavorare da anni, insieme alle altre organizzazioni, con gli enti territoriali per individuare strumenti efficaci capaci di contrastare e prevenire le aggressioni e le violenze che, secondo quanto evidenziato, si verificano con frequenza crescente anche sui mezzi pubblici. Il punto, però, è che questo lavoro rischierebbe di rimanere lettera morta se a livello nazionale non venissero sostenute misure e investimenti adeguati: «Non possiamo più accettare che cittadini, utenti e lavoratori del trasporto pubblico siano costantemente esposti a episodi di violenza», è il passaggio che sintetizza la posizione.
Nel mirino finisce anche l’impostazione dei recenti interventi governativi in materia di sicurezza, giudicati inefficaci rispetto alla prevenzione di episodi come quello avvenuto sul bus della linea 7: secondo la Federazione italiana lavoratori trasporti della Cgil, l’approccio scelto punterebbe su norme repressive capaci di comprimere le libertà individuali senza affrontare in modo concreto il problema, mentre servirebbero risorse, strumenti operativi e interventi strutturali. La sigla richiama in particolare il decreto legge Sicurezza, osservando che non sarebbero state recepite le azioni elaborate dal Tavolo nazionale per la sicurezza del Trasporto Pubblico Locale, misure che – nella lettura sindacale – potrebbero offrire strumenti immediatamente applicabili per aumentare la tutela di chi viaggia e di chi lavora sui mezzi. La sicurezza, sostengono, non si costruisce “scivolando verso un modello di controllo meramente punitivo”, ma investendo in prevenzione e in dispositivi e organizzazione capaci di ridurre davvero il rischio.
In copertina: foto illustrativa creata con l’Ai
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